Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.) così concludeva una sua lettera:
Mitto tibi navem prora puppique carentemcioè
Ti mando una nave priva sia di prora che di poppariferendosi alla parolanavemdalla quale, togliendo gli estremi, si otteneva il saluto romanoave.
È Cicerone che, nei suoi scritti, ci parla dei Libri Sibillini descrivendoli ma purtroppo non riportandone alcun passo significativo.
